
Per oltre un anno chi seguiva una pratica di risarcimento per lesioni gravi si è trovato davanti a una domanda senza risposta certa: il mio danno si calcola con la Tabella Unica Nazionale o con le tabelle del Tribunale di Milano? La differenza non è teorica. Nel caso che ha dato origine alla decisione di cui parliamo, con un’invalidità permanente del 35%, scegliere una tabella o l’altra cambiava il risultato di oltre 21.500 euro.
Ad aprile 2026 la Cassazione ha dato la risposta, dopo che il Tribunale di Milano le aveva girato direttamente la domanda. E la risposta è netta: la TUN diventa il punto di riferimento generale per calcolare il risarcimento del danno alla salute. Vale anche per gli incidenti avvenuti prima del 5 marzo 2025, cioè prima che la tabella entrasse in vigore. E vale anche fuori dai due settori per cui era nata, cioè gli incidenti stradali e gli errori medici.
Vediamo cosa ha deciso esattamente la Corte, perché in senso tecnico non si tratta di una tabella che vale “all’indietro nel tempo” e, soprattutto, cosa cambia per chi ha un risarcimento in corso.
Il caso da cui tutto è partito
Un incidente stradale del febbraio 2021. La persona ferita chiede al Tribunale di Milano oltre 235.000 euro e, per il calcolo, chiede di usare le tabelle milanesi edizione 2024 con l’aumento massimo previsto per la sua situazione personale. Nel frattempo, però, entra in vigore il
DPR 12/2025 che ha approvato la Tabella Unica Nazionale per le lesioni dal 10% al 100% di invalidità.
Il giudice milanese si trova davanti a un bivio. Da una parte il decreto dice che la TUN si applica agli incidenti avvenuti dopo la sua entrata in vigore. Dall’altra, dal 2011 in avanti i giudici di tutta Italia avevano sempre indicato le tabelle di Milano come riferimento nazionale. Quale criterio usare, allora, per un incidente del 2021 deciso nel 2025?
Invece di scegliere da solo, il Tribunale ha usato uno strumento previsto dalla legge, il rinvio pregiudiziale: in pratica, ha fermato la causa e ha chiesto direttamente alla Cassazione come comportarsi. La domanda, in sostanza, era questa: devo continuare con Milano, devo passare alla TUN, oppure posso scegliere caso per caso, spiegando il perché?
Cosa ha deciso la Cassazione
La regola fissata dalla Corte si può riassumere così: la TUN si applica a tutti i casi, ma in modo “indiretto”. Tradotto in parole semplici: la legge, da sola, impone la TUN solo per gli incidenti stradali e gli errori medici avvenuti dopo il 5 marzo 2025. Per tutti gli altri casi la tabella entra in gioco per un’altra strada. Quando non esiste un prezzo fisso per un danno, e per la salute non esiste, il codice civile dice che la cifra la stabilisce il giudice secondo giustizia. Ma per farlo il giudice deve appoggiarsi a un criterio, a un metro di misura. E quel metro di misura, dice oggi la Corte, è la TUN.
Il ragionamento è questo. Stabilire quanto vale un danno alla persona è, per sua natura, una valutazione affidata al giudice. Ma valutazione non vuol dire scelta a caso: servono criteri uguali per tutti, altrimenti lo stesso danno viene pagato in modo diverso da tribunale a tribunale. Per anni questo ruolo lo hanno svolto le tabelle milanesi, che però restano uno strumento creato dai giudici stessi, senza valore di legge. La TUN, al contrario, nasce da un decreto dello Stato. In più funziona con un sistema a punti: il valore di ogni punto cresce in modo più che proporzionale man mano che sale la percentuale di invalidità, e diminuisce con l’età della persona. Ed è il criterio più aggiornato che esiste. Per la Corte tutto questo la rende il metro di misura “privilegiato”, cioè quello da preferire.
Attenzione a un passaggio su cui la Corte insiste: non si tratta di applicare la legge a casi che la legge non prevede, e nemmeno di farla valere all’indietro nel tempo. Il decreto resta dentro i suoi confini. È il potere di valutazione del giudice che si riempie di contenuto prendendo i valori dalla TUN. Una distinzione sottile sul piano tecnico, ma con un risultato pratico identico: il danno alla salute per le lesioni gravi si calcola con la TUN, qualunque sia la data dell’incidente e qualunque sia la causa del danno, da una caduta in condominio a un infortunio per colpa del datore di lavoro.
Il giudice può ancora scegliere le tabelle di Milano?
Sì, ma con paletti precisi. La sentenza non cancella le tabelle create dai tribunali. Il giudice può allontanarsi dalla TUN, e perfino decidere di usare una tabella come quella milanese, ma solo spiegando in modo puntuale quali circostanze davvero particolari del caso concreto giustificano la scelta. Non basta una preferenza generica: serve una motivazione precisa.
E qui la Corte introduce una gradazione interessante. Allontanarsi dalla TUN è più facile quando il danno sta fuori dal suo campo naturale, per esempio quando la responsabilità non riguarda né la strada né la sanità. Diventa invece molto più difficile nei casi che ci rientrano in pieno, dove la spiegazione richiesta al giudice dovrà essere ancora più dettagliata.
Le tabelle milanesi e le altre tabelle dei tribunali conservano comunque degli spazi: pensiamo alle voci di danno che la TUN non copre o copre solo in parte, come il danno per la perdita di un familiare o il danno di chi sopravvive poco tempo alle lesioni. Su queste voci i
criteri delle tabelle dei tribunali restano il riferimento.
E i processi già in corso?
È uno dei punti più delicati, perché la decisione arriva mentre migliaia di cause sono aperte in primo grado, in appello o in Cassazione. La Corte fissa una regola di equilibrio, che ruota attorno a un’idea semplice: ciò che nessuno ha contestato nei tempi giusti non si può più riaprire.
Facciamo un esempio. In primo grado il danno è stato calcolato con le tabelle milanesi. In appello si contesta solo la cifra, cioè l’importo o il modo in cui è stato fatto il calcolo, ma nessuno mette in discussione la scelta della tabella in sé. In questo caso la TUN non può più entrare in gioco: quel punto è ormai chiuso. Se invece l’appello ha contestato proprio la scelta della tabella, cioè ha sostenuto che usare Milano non era il criterio giusto, allora la TUN può essere richiesta dalla parte o applicata dal giudice. Lo stesso schema vale in Cassazione, con un limite in più: lì la TUN può essere invocata solo se non servono nuovi accertamenti sui fatti, perché la Cassazione giudica solo le questioni di diritto.
Tradotto: chi ha una causa in corso deve verificare subito, con il proprio difensore o consulente, come sono stati scritti i motivi di appello o di ricorso. Da quel dettaglio può dipendere quale tabella verrà applicata, e quindi quanto vale il risarcimento.
Cosa cambia in concreto: danno morale e personalizzazione al centro
Il passaggio dal sistema milanese a quello della TUN non è solo questione di importi. Cambia il modo stesso in cui si costruisce il calcolo, ed è proprio qui che il lavoro di chi assiste i danneggiati fa la differenza.
Nel sistema milanese il valore della tabella restituiva un numero che comprendeva già, in misura media, anche la sofferenza interiore della persona, cioè il danno morale. La discussione si concentrava quindi su un solo punto: la personalizzazione, vale a dire l’aumento del risarcimento che tiene conto di come il danno ha colpito proprio quella persona. Con la TUN il danno morale diventa invece una voce a sé: va indicato, spiegato e tradotto in una cifra precisa. E solo dopo, come secondo passaggio, arriva l’eventuale personalizzazione. Due passaggi distinti al posto di uno.
La conseguenza pratica è chiara: già dalla fase stragiudiziale, cioè dalla prima richiesta di risarcimento all’assicurazione, è fondamentale argomentare, descrivere e provare entrambe le partite di danno, la sofferenza interiore da una parte e le conseguenze particolari sulla vita della persona dall’altra. Il nuovo sistema, più articolato, premia chi costruisce la pratica con cura fin dall’inizio: chi arriva alla trattativa con queste due voci ben documentate parte da una posizione molto più solida.
Lo stesso vale per la personalizzazione. Il criterio corretto non è chiedersi se il pregiudizio è eccezionale in assoluto, ma se la vita di quella persona è cambiata più della media. A parità di punti di invalidità, la perdita di chi praticava sport, coltivava relazioni e attività non è la stessa di chi conduceva una vita più ritirata. Un danno da 30 punti può nascere dalla somma di tante lesioni piccole oppure da un’unica lesione che stravolge l’esistenza. Il numero è lo stesso, il danno no. Per questo raccogliere le prove sulla vita concreta della persona, prima e dopo l’incidente, diventa decisivo fin dalla
prima fase della richiesta di risarcimento.
Cosa significa per chi tratta con l’assicurazione
Nella trattativa con le compagnie, quella che si svolge prima e fuori dal tribunale, la TUN diventerà il punto di partenza per assicurazioni, liquidatori e consulenti, anche per gli incidenti più vecchi. Questo porta più prevedibilità: si saprà in anticipo, più o meno, da quali cifre si parte. Ma sposta il confronto sulle voci dove resta margine di valutazione: il danno morale, la personalizzazione, il danno per il periodo di inabilità temporanea, cioè i giorni di malattia e convalescenza. Sono proprio queste le voci che vanno argomentate, descritte e provate fin dalla prima richiesta: è qui che una pratica ben costruita fa la differenza sul risultato finale.
Il consiglio operativo è uno: non accontentarsi del valore “secco” della tabella. Ogni voce va costruita con la documentazione medico-legale e con le prove sulla vita di tutti i giorni, perché ciò che prima era compreso in automatico nel calcolo oggi va dimostrato pezzo per pezzo.
FAQ
- Cos’è la Tabella Unica Nazionale (TUN)?
È la tabella approvata con un decreto nel gennaio 2025, in vigore dal 5 marzo 2025, che fissa i valori per risarcire il danno alla salute nelle lesioni gravi (dal 10% al 100% di invalidità permanente) per gli incidenti stradali e gli errori medici.
- La TUN si applica anche agli incidenti avvenuti prima del 5 marzo 2025?
Sì. Secondo la Cassazione la TUN vale, come metro di misura per il giudice, anche per gli incidenti avvenuti prima della sua entrata in vigore.
- Vale solo per incidenti stradali e malasanità?
No. La regola copre anche i danni alla salute che nascono da altre cause, per esempio infortuni dovuti alla responsabilità di terzi fuori dal mondo dell’RC Auto e della sanità.
- Le tabelle del Tribunale di Milano sono state abolite?
No. Si possono ancora usare, ma il giudice che le preferisce alla TUN deve spiegare in modo preciso quali circostanze davvero particolari del caso giustificano la scelta. Restano inoltre il riferimento per le voci che la TUN non copre, come il danno per la perdita di un familiare.
- Cosa significa che la TUN si applica “in via indiretta”?
Significa che fuori dal suo campo la TUN non vale come legge, ma come criterio che guida il giudice quando stabilisce la cifra del risarcimento secondo il codice civile. Il risultato pratico, però, è lo stesso: si usano i valori della TUN.
- Ho una causa in appello: posso chiedere l’applicazione della TUN?
Dipende da come è stato scritto l’appello. Se è stata contestata la scelta stessa della tabella usata in primo grado, sì. Se è stata contestata solo la cifra, quel punto è ormai chiuso e la TUN non può più essere richiesta.
- Con la TUN il danno morale si perde?
Non si perde, ma cambia il modo di ottenerlo: non è più compreso in automatico nel valore della tabella, come succedeva con le tabelle milanesi, e va indicato, provato e quantificato come voce a sé. Per questo va argomentato e provato con cura fin dalla prima richiesta.
- Cosa devo dimostrare per la personalizzazione del risarcimento?
Le conseguenze del danno che vanno oltre quelle medie per quel tipo di lesione: l’impatto su sport, relazioni, abitudini e attività concrete della persona. Servono prove specifiche, non bastano frasi generiche.
- Questa decisione vale per tutti i tribunali italiani?
La regola è stata fissata rispondendo alla domanda di un singolo tribunale e vincola direttamente quella causa. Per tutte le altre ha un forte peso di orientamento: viene dalla Cassazione ed è destinata a guidare le decisioni dei giudici in tutta Italia.
Hai un risarcimento in corso? Facciamo il punto insieme
La decisione della Cassazione cambia le regole del gioco per migliaia di pratiche, anche relative a incidenti di anni fa. Se hai subito lesioni in un incidente stradale, sul lavoro o per colpa di altri, è il momento giusto per verificare con quale tabella è stata calcolata (o ti è stata offerta) la liquidazione.
Studio Infortunistica Antoniana assiste da oltre 25 anni i danneggiati nella valutazione e nella trattativa del risarcimento del danno alla persona.
La prima consulenza è gratuita e senza impegno.